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Pubblicato: 12/04/2019 da redazione



L’interpretazione del valore di NT-proBNP nei pazienti con scompenso cardiaco cronico di Piero Gentile e Gianfranco Sinagra

Dipartimento Cardiotoracovascolare, Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste and University of Trieste.

PREMESSE. I biomarcatori costituiscono uno strumento utilissimo in Cardiologia, ma nascondono anche alcune insidie. Tra queste vi è sicuramente la corretta interpretazione del dato numerico anche rispetto ai cut-off forniti dalla letteratura.

L’interpretazione del valore di NT-proBNPLe linee guida ESC per l’NT-proBNP indicano come cut off 125 pg/ml nel setting dello scompenso cardiaco cronico. L’utilizzo di un cut-off così basso non è casuale, esso conferisce ai livelli di peptidi natriuretici un elevato valore predittivo negativo (0.94-0.98) a discapito di un valore predittivo positivo molto più basso (0.66–0.67). L’obiettivo, dichiarato anche dagli autori delle linee guida, è, infatti, quello di avere un cut-off che aiuti il clinico ad escludere la diagnosi di scompenso cardiaco: ‘the use of NPs is recommended for ruling-out HF, but not to establish the diagnosis’. Per valori più elevati di 125 pg/ml di NT-proBNP bisogna, invece, porre attenzione a tutti i fattori e le variabili che potrebbero contribuire ad innalzare il valore di questo biomarcatore. La clearance renale condiziona la cinetica dell’NT-proBNP, determinando quindi valori più elevati in pazienti con insufficienza renale. Tra le altre cause di innalzamento di questo biomarcatore abbiamo l’età avanzata, il sesso femminile, stati di alta gittata (sepsi, cirrosi), patologie polmonari, l’emorragia subaracnoidea, patologie endocrinologiche come l’ipertiroidismo e il Cushing, le sindromi paraneoplastiche. In soggetti obesi potremmo avere valori erroneamente giudicati bassi di BNP e NT-proBNP. Tutto ciò impone una contestualizzazione dei dati, indipendentemente dai valori di riferimento forniti dal laboratorio.

Nel paziente con scompenso cronico, una misurazione ripetuta nel tempo dei biomarcatori fornisce un valore diagnostico aggiuntivo rispetto ad un’unica misurazione, aiutando il clinico nella gestione dei suoi pazienti. Per questo motivo, la conoscenza di un valore “basale”, in condizioni di stabilità ed euvolemia, aiuta nell’interpretazione corretta dei valori dosati nel tempo, fornendo dati anche di tipo prognostico.

Nello studio ValHeFT, per esempio, i livelli plasmatici dei peptidi natriuretici erano associati in modo indipendente ad eventi come morte e ricovero ospedaliero per peggioramento dello scompenso. In tale studio la mortalità era drasticamente differente tra il gruppo di pazienti con valori stabilmente elevati di NT-proBNP (mortalità del 25.7%) o con valori in aumento (low->high, mortalità del 21.1%) rispetto al gruppo di pazienti con valori in riduzione di tale biomarcatore (mortalità del 7.2%).

CONCLUSIONI. Una corretta interpretazione dei valori di NT-proBNP è fondamentale nella gestione dei pazienti con scompenso cardiaco. Valori superiori a 300 pg/ml, in assenza di insufficienza renale o altre condizioni precedentemente citate, andrebbero considerati suggestivi per la diagnosi di scompenso cardiaco. Fermo restando la necessità di contestualizzare il dato, in presenza di sintomi e segni di (anche minori) valori superiori a 600 pg/ml andrebbero considerati compatibili con la diagnosi di scompenso, mentre anche in assenza di chiari segni clinici valori >900 pg/ml andrebbero considerati diagnostici.

References

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