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Pubblicato: 26/02/2019 da redazione



Ricordo del prof. Fulvio Camerini: rivoluzione, innovazione e rispetto della persona

Fulvio Camerini nasce a Trieste nel 1925, si laurea in Medicina e Chirurgia a Padova nel 1949, si specializza in Malattie dell’Apparato Respiratorio, Apparato Digerente, Sangue e Ricambio, Cardiologia e Radiologia. Il percorso formativo post-laurea in varie aree della Medicina Interna, si rifletterà profondamente sul suo approccio “vasto” ed umanamente rispettoso. Il rigore metodologico, la sensibilità alla revisione critica, deriveranno invece dalla formazione anglosassone. Nel 1952, vince una borsa di studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, grazie alla quale frequenta il National Heart Hospital e l’Hammersmith Hospital di Londra. Nel 1959 è al Karolinska Hospital di Stoccolma e nel 1965 all’Università di Uppsala per perfezionarsi nella tecnica del cateterismo cardiaco. La Cardiologia all’epoca non aveva ancora dignità di disciplina autonoma. Con questo bagaglio nel 1964 fonda e dirige il servizio di Fisiopatologia Cardiovascolare dell’Ospedale Maggiore di Trieste.


Fulvio Camerini

Dal 1971 al 1996 ha diretto con indiscussa leadership ed autorevolezza la Divisione di Cardiologia degli Ospedali Riuniti di Trieste. L’attività didattica nell’ambito del Corso di Fisiopatologia Cardiovascolare presso l’Università di Trieste ebbe inizio nel 1967 e prosegui’ ininterrottamente fino al 1996, caratterizzandosi per uno stile privo di dogmatismi ed un approccio di apertura e dialogo con gli studenti, in linea con una moderna didattica interattiva.


Grande studioso, credeva fortemente alla professionalizzazione e ruolo degli infermieri alla cui Scuola insegnò dal 1968. La sua attività scientifica ha spaziato in vari campi della Medicina Interna e della Cardiologia sia sotto il profilo clinico che organizzativo-gestionale. Pionieristici gli studi sulla riabilitazione nel post-infarto, la trombolisi endocoronarica, l’insufficienza aortica, l’ipertensione arteriosa polmonare primitiva e secondaria.


Dalla seconda metà degli anni ’80, i campi di preminente interesse divennero lo scompenso cardiaco e le cardiomiopatie. Il primo lavoro in questo ambito era stato pubblicato nel 1959. Dal 1978 venne istituito con una serie di giovani e motivati collaboratori, il Registro sulle Cardiomiopatie che è parte di un network internazionale che ad oggi raccoglie oltre 2000 pazienti con follow-up mediano superiore a 10 anni e decine di migliaia di dati che hanno consentito di descrivere e delineare l’evoluzione di queste malattie.


Insieme ad Arturo Falaschi alla fine degli anni ’80, maturò l’intuizione di estendere la ricerca genetica e molecolare al campo delle malattie cardiovascolari. Tali attività ebbero grande sviluppo negli anni successivi con Luisa Mestroni dell’Università di Denver in Colorado e Mauro Giacca Direttore ICGEB.


Questo stile di lavoro collaborativo ha posto le basi per future, solide, ricerche internazionali in particolare nel campo della genetica delle cardiomiopatie, medicina personalizzata e rigenerativa.


Importante è stato l’impegno presso la Società Europea di Cardiologia. Ha creduto fortemente nell’unitarietà della Cardiologia e in organizzazioni cardiologiche fortemente integrate, con regia clinica solida, attente ai percorsi di continuità assistenziale.


La sua vita, che pure aveva spazi per la cultura umanistica, il raccoglimento spirituale, la montagna, si è caratterizzata per un forte impegno civile con attenzione ai deboli. Insieme al Pediatra Franco Panizon, agli inizi della guerra nella ex Jugoslavia promosse con un gruppo di operatori sanitari l’iniziativa “Medicina per la Pace”, che ebbe il compito di supportare ed assistere i profughi dei campi vicini al confine con Trieste. Il suo stile di vita, osservato dai collaboratori divenne fondamentale nel delineare chiaramente la mission solidale dell’istituzione cardiologica e nel plasmare uno stile di comportamento ed una professionalità improntati a competenza, solidarietà, ascolto, incontro e capacità di guardare al malato e non solo alla malattia. Fu promotore della Società Alpe Adria di Cardiologia che, fuori da schieramenti ed appartenenze e prima della caduta dei muri, riuniva professionisti e scienziati di paesi dell’Est Europa, Austria, Stati Federati dell’ex Jugoslavia.


Eletto Senatore della Repubblica nel 1996 e nominato membro della Commissione Igiene e Sanità, si occupò di formazione ed aggiornamento continuo degli operatori sanitari, aziendalizzazione, rapporti ospedale-università, riforma della professione infermieristica, tutela sanitaria per le attività sportive, cure palliative. Memorabile il suo intervento in Senato a difesa della medicina basata sulle prove di efficacia in epoca di “metodo Di Bella”.


La sua passione per il continuo apprendimento e la riflessione critica sulla vita e sulla scienza sono state presenti fino agli ultimi giorni di vita. “Never stop learning”, esortava e ripeteva spesso.


Fulvio Camerini Cardiologia

È stato molto amato, evocato e rispettato nella città dove è nato e che ha molto amato. Sempre coerente con i valori di cultura, merito, onestà ed equità. Ha completato e pubblicato alcune riflessioni sull’economia in medicina ed è in pubblicazione in questi giorni su European Journal of Internal Medicine una riflessione sull’appropriatezza. Attento e rispettoso delle istanze dei giovani ha educato i suoi collaboratori al costante trasferimento di conoscenze e valorizzazione del merito.


Il Prof. Camerini, in una città di frontiera inclusiva, con storia imperiale ma anche di sofferenza, con spirito di sacrificio e rigore, ha fondato una struttura cardiologica complessa, moderna ed integrata, ha saputo educare i collaboratori medici ed infermieri al lavoro in team centrato sul malato e al trasferimento di conoscenze ed ha esercitato la professione di medico e ricercatore, coniugando ad altissimo livello cultura, intelligenza, leadership organizzativa, rispetto umano per il malato e capacità di promuovere la ricerca e l’approfondimento critico, come stato naturale della mente.


Mancherà ai suoi familiari, ai collaboratori ed ai pazienti ma gli resisterà la memoria di fatti e realizzazioni formidabili e l’esempio di una vita dedicata con autorevolezza ed onestà allo studio, lavoro, famiglia ed impegno civile.



Gianfranco Sinagra e Andrea Di Lenarda
Dipartimento Cardiotoracovascolare
Azienda Sanitaria Universitaria Integrata, Trieste